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Castello di Montesarchio e Museo archeologico nazionale del Sannio Caudino

Aprile 22 @ 8:00 - Aprile 27 @ 17:00

https://cultura.gov.it/luogo/castello-di-montesarchio-e-museo-archeologico-nazionale-del-sannio-caudino

Il Museo, realizzato all’interno del Castello di Montesarchio, è dedicato alla storia della Valle Caudina e alle testimonianze archeologiche dei centri più importanti –  Caudium (Montesarchio), Saticula (Sant’Agata de’ Goti), Telesia (San Salvatore Telesino).
Dalla ricostruzione del paesaggio in età preistorica, con l’esposizione di reperti rinvenuti in varie località, si passa all’ampia sezione dedicata al sito di Caudium, l’attuale Montesarchio.  In ordine cronologico sono esposti alcuni corredi delle necropoli caudine, databili tra la metà dell’VIII e il III secolo a.C., che testimoniano la ricchezza e la complessità della storia del sito, interessato da intensi scambi commerciali con le città greche della costa e il mondo etrusco-campano.
Di particolare interesse sono i numerosi vasi figurati di produzione attica e italiota – soprattutto crateri – rinvenuti in tombe risalenti al V-IV secolo a.C. Tra le opere più importanti è lo splendido cratere realizzato a Paestum nel IV a.C. dal ceramografo Assteas, di cui è visibile la firma. Il celebre vaso, elemento identitario del Museo e definito come «il più bello del mondo», è un cratere a calice decorato a figure rosse, utilizzato per mescolare vino e acqua durante il simposio. La scena figurata più nota del vaso rappresenta il mito greco del ratto di Europa: al centro, domina la figura di Zeus, sotto forma di toro bianco, nell’atto di rapire Europa e trasportarla a Creta. Sull’altro lato del cratere è raffigurato Dioniso, dio del vino, con un breve corteo. Nel 1973 il vaso venne rinvenuto fortuitamente durante dei lavori nel territorio del comune di Sant’Agata dei Goti. Venduto illegalmente per un milione di lire e un maialino, entrò nei traffici illeciti e nel 1981 fu acquistato dal Getty Museum di Malibu.  Nel 2007 è stato restituito all’Italia dopo lunghe indagini.

L’ultima parte del percorso di visita è dedicata agli altri due importanti centri del Sannio caudino: Saticula (Sant’Agata dei Goti) e Telesia (S. Salvatore Telesino), di cui si espongono materiali provenienti dalle ricche necropoli.

Il Castello, di fondazione longobarda, fu rimaneggiato in epoca normanna e la sua presenza è documentata per la prima volta nello statuto di Federico II del 1241-1246. Della originaria struttura medievale si conservano integre solo le fortificazioni esterne, databili all’epoca aragonese e ambienti ipogei utilizzati come cisterne. Fu oggetto di continui rifacimenti e, nella metà dell’Ottocento, furono costruiti due diversi corpi di fabbrica per la destinazione dell’edificio a prigione del Regno di Napoli, obliterando gran parte delle preesistenze di epoca medievale. Durante il regno di Ferdinando di Borbone, anche la torre fu utilizzata come prigione di Stato, ospitando illustri uomini del Risorgimento italiano, quali NiscoPironti Carlo Poerio. Dopo la seconda guerra mondiale, chiuso il carcere borbonico, il castello ospitò un istituto per l’educazione degli orfani “Mater Orphanorum”, attivo fino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso.

Oggi le celle dell’ex-carcere borbonico del Castello ospitano l’esposizione permanente “Rosso Immaginario. Il Racconto dei vasi di Caudium”, una mostra immersiva che racconta i crateri figurati rinvenuti nella necropoli di Montesarchio. Le videoproiezioni effettuate direttamente sulle scene dipinte dei vasi (minimapping) disegnano i profili, evidenziano e animano le figure con giochi d’ombre, snodandosi così in racconti dei miti e dei suoi protagonisti.

Dettagli

Inizio:
Aprile 22 @ 8:00
Fine:
Aprile 27 @ 17:00
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